CAPITOLO 4
FORMAZIONE A UNA FRATERNITÀ ATTIVA
 
29. Il primato della vita nello Spirito
30. La conoscenza e i apprezzamento dell'indole propria di ogni Gruppo
31. Mutui rapporti di Famiglia
32. L'apertura a un più vasto «Movimento salesiano»
33. Volontà di collaborazione nelle Chiese locali e nella società
34. Stima delle altre forze ecclesiali
ART. 29 ­ II primato della vita nello Spirito

La Famiglia salesiana di Don Bosco ha alla sua radice, come tipico ed originale carisma di fondazione, il dono dell'unità e della fraternità, che si fa impegno di continua cura e formazione all'amore evangelico.

Il rinnovamento voluto dalla Chiesa per tutti i gruppi e le comunità riconduce allo Spirito della Risurrezione e della Pentecoste.

Tutta la vita del credente è sotto il segno dello Spirito.

La fraternità è il trutto del rafforzamento dell'uomo interiore, è iniziativa dello Spirito.

L'uomo interiore è quello che si rende disponibile a Dio, che si rivolge all'uomo e agisce attraverso di lui. E contrassegnato dalla corrispondenza all'amore di Dio rivelato in Gesù che apre le persone l'una all'altra, fra loro. E l'uomo nuovo che cammina nello Spirito con il criterio e i frutti dell'amore.

La forza di sintesi unitiva che sgorga dalla carità pastorale è irutto della potenza dello Spirito Santo che assicura l'inseparabilità vitale tra unione con Dio e dedizione al prossimo, tra interiorità evangelica e azione apostolica, tra cuore orante e mani operanti.

ART. 30 ­ La conoscenza e l'apprezzamento dell'indole propria di ogni Gruppo

La crescità della fraternità è anche frutto della vicendevole conoscenza. Non si può amare una realtà non conosciuta.

I Gruppi che hanno ottenuto il riconoscimento di appartenenza alla Famiglia salesiana sono cresciuti numericamente negli ultimi anni. Altri verranno aggregati in un prossimo futuro.

Il Rettor Maggiore dei salesiani, come successore di Don Bosco, padre e centro di unità della Famiglia, presiede al cammino dei gruppi che chiedono il riconoscimento; la sua comunicazione conclusiva coinvolge tutti nella gioia dello sviluppo voluto dallo Spirito del Signore. Perché questa gioia possa essere piena e fondata dev'essere impegno esplicito da parte di tutti per una migliore reciproca conoscenza.

Questa conoscenza poi non può fermarsi solo agli aspetti esteriori e unicamente organizzativi, ma deve saper cogliere le originalità di ciascuno, come ricchezza e fecondità del comune Fondatore Don Bosco.

La lettura dei documenti fondamentali dei Gruppi e la lettera del Rettor Maggiore che ne riconosce l'appartenenza alla Famiglia esprimono la forza del carisma e la genialità dell'esperienza salesiana.

Una conoscenza più attenta e richiesta nei confronti dei Gruppi direttamente iniziati da Don Bosco e di quelli che sono presenti ed operanti nel proprio territorio.

ART. 31 ­ Mutui rapporti di Famiglia

Dalla conoscenza intellettuale è bene passare, poi, alla conoscenza sperimentale derivante da una fraterna condivisione.

È l'ampio campo affidato allo spirito di famiglia, alle relazioni interpersonali e di gruppo.

Esso si compone, a modo soltanto esemplificativo, di:

  • contatti vivi, incontri occasionali o regolari, informali od organizzati;
  • incontri di fraternità, di spiritualità e di preghiera che pongano a disposizione di tutti le ricchezze di ciascuno;
  • momenti di riflessione e di studio su aspetti dello stesso carisma, della spiritualità, del patrimonio ereditato da Don Bosco e delle sfide che i segni dei tempi pongono alla Famiglia intera;
  • informazioni costanti e istituzionalizzate tra i gruppi per una partecipazione sempre più fraterna ai momenti di gioia e di difficoltà, di ricerca e di discernimento che ciascun gruppo vive nel suo programma annuale. Particolare rilevanza ha, in tal senso, la Consulta della Famiglia salesiana, che merita il sostegno di tutti i Gruppi;
  • condivisione delle fatiche della comunicazione sociale per diffondere nel mondo lo spirito di Don Boseo: si consideri, per esempio, l'impegno condiviso di fronte al Bollettino Salesiano;
  • riconoscimento vicendevole del bisogno che ciascuno, come persona e come gruppo, sente del perdono, della comprensione e dell'aiuto dell'altro.

I rapporti, poi, devono aiutare a scoprire la correlazione sostanziale fra tutti i Gruppi della Famiglia che vivono in un rapporto di reciprocità e insieme formano e prolungano l'esperienza carismatica del Fondatore.

I differenti Gruppi non possono ripensare integralmente la loro vocazione nella Chiesa senza riferirsi a quelli che con loro sono i portatori del progetto evangelico del Fondatore.

Per questo ricercano una migliore unità di tutti, pur nell'autentica diversità di ciascuno.

Infine tutti i Gruppi collaborano per la vitalità dell'intera Famiglia, in vista della:

  • pastorale vocazionale;
  • formazione dei singoli membri;
  • ricerca pastorale per costruire adeguate risposte ai problemi dell'educazione e della evangelizzazione dei giovani e del ceto popolare;
  • realizzazione della missione salesiana nei suoi diversi settori e tipi di opere;
  • diffusione dello spirito di Don Bosco.
ART. 32 ­ L'apertura a un più vasto «Movimento salesiano»

La Famiglia salesiana di Don Bosco, realtà ecclesiale, tutta protesa a realizzare e a manifestare il comune spirito lasciatoci in eredità dal Fondatore, non vive unicamente per se stessa: la missione di sacramento dell'amore di Dio per i giovani condiziona, orienta e specifica il suo essere ed operare.

Si riconosce come realta carismatica, rinnovatasi in questa ora speciale dello Spirito, a seguito dell'impulso ricevuto dal Concilio Vaticano II.

Si riconosce come movimento ecclesiale la cui ampiezza va oltre i confini e le possibilità dei singoli gruppi ufficialmente riconosciuti, perché aggrega persone amiche, simpatizzanti e benefattrici, che pur non appartenendo a Gruppi organizzati e riconosciuti della Famiglia salesiana, tuttavia operano nello stile e nello spirito salesiano insieme con noi.

La Famiglia di Don Bosco ispira un più vasto movimento salesiano quando sa esprimere, più in là delle peculiarità proprie dei vari Gruppi, qualcosa di aggregante e dinamico che manifesti visibilmente la comune identità apostolica.

Le parole particolarmente significative di Don Bosco e gli elementi portanti del comune spirito, riportati nel presente documento, costituiscono una concreta proposta e una sintesi opportuna per operare come vasto movimento di persone che, in vari modi, lavorano per la salvezza della gioventù.

ART. 33 ­ Volonta di collaborazione nelle Chiese locali e nella società

La cura e la formazione della fraternità considerano un elemento determinante nella vita della Famiglia salesiana la penetrazione dello spirito di Don Bosco nelle Chiese locali e nella società, attraverso un'effettiva collaborazione tra i Gruppi per una maggiore fecondità apostolica.

La comunione e la comunicazione devono sbocciare nell'effettiva collaborazione apostolica, visto che la Famiglia salesiana esiste non per se stessa, ma per compiere nella Chiesa e nel mondo la missione a lei affidata, a servizio soprattutto dei giovani e dei poveri.

Questa ampia collaborazione si presenta sotto due forme:

  • è una collaborazione da Gruppo a Gruppo per realizzare la missione salesiana nei suoi diversi settori e campi e nei diversi tipi di opere;
  • ed è una collaborazione dei Gruppi insieme nelle istituzioni pastorali della Chiesa locale e nelle istituzioni civili, per portare il contributo salesiano, vario nelle sue ricchezze e contenuti, alla costruzione della civiltà dell'amore.

Il raggiungimento di un progetto comune comprende un cammino di convergenza che potra più volte richiedere il sacrificio di particolari punti di vista o di prospettive legate al solo gruppo di appartenenza.

ART. 34 ­ Stima delle altre forze ecclesiali

La fraternità dilata gli spazi della carità e accoglie con stima, cordialità e spirito di collaborazione le varie forme aggregative che operano nella Chiesa per la sua edificazione e per la manifestazione della multiforme grazia dello Spirito.

Per la solidale edificazione della casa comune è necessario che sia deposto ogni spirito di antagonismo e di contesa, e che si gareggi piuttosto nello stimarsi a vicenda, nel prevenirsi reciprocamente nell'affetto e nella volonta di collaborazione, con la pazienza, la lungimiranza, la disponibilità al sacrificio che cià potrà talvolta comportare.

La multiforme grazia di Dio data ai diversi movimenti ecclesiali si esprime in una particolare spiritualità e in una originale forma apostolica.

Si realizza allora, nella comunione, un interscambio di doni, soprattutto quando i vari Gruppi riescono a manifestare con chiarezza la propria identità.

La comunione non riduce le particolarità e non tende a riportare tutti ad un livello medio e non significativo.

La comunione esige disponibilità al dialogo e capacità di contribuire offrendo i propri valori.

Come Famiglia salesiana, stimolati dall'esempio di Don Bosco che verso tutti ebbe sentimenti e parole di accoglienza e di riconoscenza, e con tutti seppe condividere intuizioni, esperienze e realizzazioni, siamo chiamati a riconfermare il dono ricevuto e a camminare insieme con tutta la Chiesa.