2. Collaboratori laici in contesti plurireligiosi e pluriculturali

2.1. Riferimenti ecclesiali

[III.81]

C'è una fondamentale unità fra tutti gli esseri umani, in quanto hanno Dio come origine e la pienezza di vita in Dio come destino (Nostra Aetate = NA, 2; Dialogo e Annuncio = DA, 28). C'è anche un'unica storia della salvezza per tutta l'umanità (Genesi 1-11; DA, 19, 28) con al suo centro Cristo Gesù, che nella sua incarnazione "ha unito se stesso in certo modo ad ogni persona" (Gaudium et Spes = GS, 22; Redemptor Hominis = RH, 13).

La presenza e l'attività della Parola e dello Spirito anche al di là dei confini della Chiesa (Ad Gentes = AG, 4; RH, 6; Dominum et Vivificantem = DV, 53; DA, 26), dà origine a valori positivi e ad elementi di grazia anche nelle varie tradizioni religiose (NA, 2; AG, 11; Lumen Gentium = LG 17; DA, 30). Questo non implica che tutto sia buono in queste religioni. A causa delle conseguenze del peccato la verità e l'errore, il bene e il male non sono sempre scindibili. Ciò richiede attento discernimento (DA, 31).

La fondamentale unità di tutti gli esseri umani, i valori positivi e gli elementi di grazia presenti nelle tradizioni religiose, incoraggiano la Chiesa a entrare in "dialogo e collaborazione" con esse (NA, 2; GS, 92-93).

La fede in Cristo e il battesimo sacramento dell'unità fondano nei cristiani di altre confessioni la comunione sebbene imperfetta con la Chiesa cattolica. Tale comunione rende possibile un dialogo pi profondo.

Svariate sono le forme di dialogo:

  • il dialogo di vita richiede ospitalità, rispetto, genuino interesse per tutti condividendo le loro speranze, gioie, sofferenze e difficoltà;
  • il dialogo dell'azione mira a impegnarsi insieme nella causa dello sviluppo, della giustizia e della pace;
  • il dialogo dello scambio teologico esige la comprensione reciproca e la promozione dei valori presenti nelle altre religioni;
  • il dialogo dell'esperienza religiosa implica condivisione di esperienze di preghiera, di Lectio Divina, di ricerca di Dio (DA, 42; Vita Consecrata, 101-102).

La Chiesa è disponibile al dialogo e alla collaborazione con ogni persona: con i cristiani di altre denominazioni, con i membri di altre tradizioni religiose, con le persone che rispettano i valori umani, e persino con quelli che sono contrari alla chiesa e la perseguitano (GS, 92).

In tal modo la Chiesa, evitando i pericoli del sincretismo e senza venir meno al suo dovere di evangelizzare e proclamare la Buona Novella, cerca di collaborare con tutti per costruire il Regno di Dio, definitivamente inaugurato da Ges Cristo (Redemptoris Missio = RM, 16), che  impegno di tutti: delle persone, della societˆ, del mondo intero (RM, 15).

Dialogo e collaborazione ecumenica e interreligiosa sono un compito serio degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita Apostolica. Tale compito necessita di una formazione adeguata (VC, 100-102).

 

2.2. Riferimenti salesiani

[III.82]

Agli inizi i collaboratori di Don Bosco erano cattolici. Ma egli era disposto ad accettare l'aiuto e la collaborazione degli altri. Nel 1881, scrivendo ad un ebreo che aveva espresso la sua perplessità e meraviglia nel ritrovarsi iscritto tra i cooperatori disse: "E' cosa veramente singolare che un prete cattolico proponga un'associazione di caritˆ ad un israelita! Per˜ la caritˆ del Signore non ha confini, e non eccettua alcuna persona di qualunque etˆ, condizione e credenza..." (Epistolario, V, lettera 2247).

L'atteggiamento di Don Bosco favorisce in noi oggi la stessa apertura.

Possiamo invitare i laici di diverse credenze a collaborare con noi nel progetto educativo di Don Bosco che è applicabile a diverse situazioni e culture: "L'aspetto della trascendenza religiosa, caposaldo del metodo pedagogico di Don Bosco, non solo è applicabile a tutte le culture, ma  adattabile con frutto anche alle religioni non cristiane" (IP, n.11).

"Lì [in territori di prima evangelizzazione] soprattutto sarˆ possibile operare efficacemente pure con laici che non appartengono alla Chiesa cattolica, sempre che si sappia vivere in pienezza l'esperienza di don Bosco e riproporne integralmente sia il sistema educativo che lo spirito apostolico" (Messaggio al CG 24, OR, 19-20 Febbraio 1996).

Per questi contesti è importante che il salesiano viva la fedeltà al proprio carisma e alla missione evangelizzatrice della Chiesa (Cost 6,7,30,31) modulando il suo intervento con diversi elementi: la testimonianza della vita cristiana, l'impegno per la promozione umana e la giustizia sociale, la preghiera e la contemplazione, il dialogo interreligioso, l'annuncio diretto del Vangelo di Cristo.

 

2.3. Orientamenti

[III.83]

Dai riferimenti ecclesiali e salesiani possiamo ricavare due criteri per orientarci nel delicato processo di condivisione e comunione con laici di altre tradizioni e convinzioni.

a. Il sistema preventivo è il criterio di base.

Con coloro che non accettano Dio possiamo fare un cammino insieme, basandoci sui valori umani e laicali presenti nel sistema preventivo; con coloro che accettano Dio o il Trascendente, possiamo procedere oltre fino a favorire l'accoglienza dei valori religiosi; con quelli, infine, che condividono con noi la fede in Cristo ma non nella Chiesa, possiamo camminare ancora di più sulla strada del vangelo.

b. Siccome la missione giovanile ci porta verso una educazione che è insieme evangelizzazione si collocano al di fuori della possibilità di collaborazione coloro che non sono aperti alla ricerca di Dio. Essi per˜ non saranno esclusi dalla nostra cura pastorale. Questo vale soprattutto per persone aderenti ad alcune sette o movimenti o ideologie che abbiano convinzioni ostili alla fede cristiana.

 

2.4. Impegni operativi

[III.84]

a. Il CG 24 chiede ai salesiani e alle CEP, una maggior presa di coscienza delle ricche possibilità offerteci dai collaboratori laici di altre religioni e convinzioni e sollecita ad un dialogo vitale e pratico con loro nell'area dell'educazione dei giovani.

b. Nel prossimo sessennio si faccia uno studio accurato e approfondito del nostro rapporto con loro in tutta la sua ampiezza, avendo sempre come ultima prospettiva la pienezza dell'annuncio di Cristo.

c. Sia valorizzata la loro presenza in seno alle nostre opere, accogliendo il loro desiderio di essere riconosciuti come validi collaboratori della missione salesiana.

d. Si auspica una formazione qualificata ed adeguata insieme con loro, sugli aspetti salienti del sistema preventivo, e sui valori umanistici, etici, trascendenti e religiosi ivi contenuti.

e. Si favorisca dunque una intelligenge collaborazione con altri organismi pubblici o privati che lavorano a favore dellagioventù.