CAPITOLO SECONDO: COMUNITA' EDUCATIVA PASTORALE

1. La comunità di consacrati anima della CEP

[III.44]

Il prato verde Pinardi sta a indicare l'infinito orizzonte giovanile. Il cuore di Don Bosco sente i giovani poveri e abbandonati come il futuro dell'umanitˆ e la speranza della Chiesa.

Su questo prato gremito di giovani, Don Bosco convoca il più gran numero di persone, ecclesiastici e laici, giovani e adulti, uomini e donne perché stiano con lui.

Stare con don Bosco significa stare con i giovani e offrire ciò che noi siamo: cuore, mente, volontà; amicizia, professionalità e presenza; simpatia, servizio, dono di sé.

Ma ad alcuni Don Bosco chiede di più. Chiede di restare con lui per sempre, di impegnarsi per i giovani a tempo pieno e a piena esistenza e di votare la propria vita, alla sequela di Cristo obbediente, povero e casto, per un servizio fedele a Dio e ai giovani.

Sono i salesiani SDB.

[III.45]

Don Bosco ha voluto persone consacrate al centro della sua opera, orientata alla salvezza dei giovani e alla loro santità.

Voleva i suoi religiosi come punto di riferimento preciso del suo carisma: con la loro dedizione totale essi avrebbero dato soliditˆ e slancio apostolico per la continuitˆ e per l'espansione mondiale della missione.

Il consacrato salesiano, per rispondere al grande amore di Dio, percepito come amore di predilezione, diventa portatore dell'amore di Dio ai giovani, specialmente ai più poveri (C. 2), diventa il don Bosco d'oggi che "per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto anche a dare la vita" (C. 14)

Il religioso manifesta "con delicato rispetto unito a coraggio missionario, che la fede in G.C. illumina tutto il campo dell'educazione, non pregiudicando, ma piuttosto confermando ed elevando gli stessi valori umani"(V.C. n. 97.).

Per l'assiduo ascolto della Parola e la ricerca di Dio nelle circostanze il consacrato diviene riferimento affidabile per giovani e CEP del progetto di Dio e dei beni trascendenti.

1.1. Profezia in azione

[III.46]

Non è soltanto il fare ma soprattutto l'essere che qualifica i religiosi. "Più che con le parole, essi testimoniano tali meraviglie con il linguaggio eloquente di un'esistenza trasfigurata, capace di sorprendere il mondo"(V.C. n. 20).

Il salesiano SDB, conla sua stessa vita, traduce il vangelo inlinguaggio accesibile soprattutto ai giovani: per i valori della consacrazione pone interrogativi e indica possibilità di senso; per la sua dedizione annuncia che il segreto della felicità sta nel perdere la vita per ritrovarla; per il suo stile rende attraente lo spirito delle Beatitudini e annuncia la gioia della pasqua; per il suo fare comunità diventa immagine di Chiesa sacramento del Regno.

Vive in modo da far sì che i giovani e i laici corresponsabili si identifichino non soltanto con lui ma soprattutto con la vocazione che lui vive, in quanto membro della comunità la quale è portatrice del carisma e della spiritualità salesiana e nucleo della CEP.

1.2. Radicalità evangelica

[III.47]

La vita consacrata parte da una profonda esperienza di Dio (Cf. V.C. 73) che esige (chiama) una fedeltà simile a quella di Cristo e si riflette come scuola di santitˆ.

Questo atteggiamento si traduce nella CEP e tra i giovani come capacità di ascolto, rispetto e ammirazione.

"Un compito specifico spetta alle persone consacrate, le quali sono chiamate a immettere nell'orizzonte educativo la testimonianza radicale dei beni del Regno" (V.C. n. 96).

"Veramente la vita consacrata costituisce memoria vivente del modo di esistere e di agire di Gesù come Verbo incarnato di fronte al Padre e di fronte ai fratelli "(V.C. n. 22).

I tre voti, oltre a essere espressione della sequela di Cristo, hanno una carica pedagogica di crescita umana e sono paradigma di nuova umanità.

** Attraverso l'obbedienza il religioso si mette a tempo pieno a disposizione del progetto educativo di Dio ed esprime un itinerario di crescita tra i giovani e la CEP:

* non assolutizza la propria volontà, anzi si sottomette ad altri valori ritenuti come superiori, la comunità, la Chiesa, la società,

* l'obbedienza lo aiuta a ricercare sempre la volontà di Dio nei segni dei tempi e nelle circostanze, come singolo e come comunitˆ salesiana e CEP,

* è docile allo Spirito e fa conoscere ai giovani e alla CEP "il segreto dinamismo della storia" (V.C. n. 96),

* si rende idoneo alla progettazione (PEPS) e al lavoro insieme.

** La castità è la sua specifica testimonianza che annuncia ed educa all'amore, in una società minacciata da consumismo sessuale, dove i rapporti di fedeltà nella famiglia e nei vincoli di amicizia sono fragili, dove l'amore è spesso vissuto soltanto come appagamento personale e dove l'amore di gratuitˆ di chi dˆ la sua vita per gli altri  sempre meno comprensibile.

La castità vissuta come dinamismo evangelico disegna un itinerario per la crescita di valori umani e cristiani: equilibrio, dominio di sé, libertà, allegria, maturità, stimolo prezioso per l'educazione nella castità propria di altri stati di vita. (cfr VC n. 88).

** La povertà è anzitutto imitazione delle scelte radicali di Cristo. Per questo il consacrato:

* tende verso gli ultimi, i poveri, il ceto popolare, i giovani,

* vive la loro precarietà, non si rifugia nelle sicurezze di strutture, di stipendio, di dominio,

* radica la sua sicurezza nella sola sufficienza di Dio, vera ricchezza del cuore umano (Cf V.C. 90),

* come animatore-educatore nella CEP porta questo dinamismo perché trionfi la giustizia, la solidarietà, la carità, si trovino soluzioni alla fame e sofferenze dei poveri e si promuovano attività e organizzazioni di volontariato.(Cf. V.C. 89, 27).

1.3. Comunitˆ di consacrati

[III.48]

I salesiani vivono questi grandi valori in comunità.

Essa visibilizza il mistero di comunione che costituisce la natura intima della Chiesa e diventa fermento del Regno. Per questo suo valore di segno e di strumento la comunità dei consacrati svolge una preziosa funzione nei confronti della CEP; la aiuta a diventare, essa stessa, una autentica esperienza di Chiesa nella comunione fraterna e nel servizio ai giovani.

1.4. Laicità consacrata nella comunità SDB

[III.49]

All'interno della comunità religiosa troviamo la figura del salesiano coadiutore "geniale creazione del gran cuore di Don Bosco" (Don Rinaldi). Egli congiunge in sé i doni della consacrazione non meno che quelli della laicità. Ai fratelli consacrati richiama i valori della creazione e delle realtˆ secolari; ai fratelli laici richiama i valori della totale dedizione a Dio per la causa del Regno. A tutti offre una particolare sensibilitˆ per il mondo del lavoro, l'attenzione al territorio, le esigenze della professionalità attraverso la passa la sua azione educativa e pastorale.

[III.50] Dalla comunità SDB alla CEP

Don Bosco è stato condotto dal Signore a fondare una comunità di consacrati perché fosse lievito per la molteplicità dei servizi, animazione spirituale per quanti si dedicano all'educazione, garanzia di continuità nella missione ai giovani. Ma fin dagli inizi Don Bosco ha coinvolto dei laici che hanno contribuito alla definizione del progetto, arricchito l'efficacia educativa, diffuso il carisma.

E' nata così quella che oggi noi chiamiamo la CEP. Di essa la comunità dei consacrati è nucleo animatore.