2. Elementi della spiritualità

2.1. L'amore preferenziale per i giovani, specialmente i più poveri

[II.36] Incontrare Dio nei giovani

Condividere lo spirito e la missione salesiana vuol dire, prima di tutto, sentirsi coinvolti nella scelta dei giovani.

"Noi crediamo che Dio ci sta attendendo nei giovani per offrirci la grazia dell'incontro con Lui e per disporci a servirlo in loro, riconoscendone la dignità ed educandoli alla pienezza della vita" ( CG23, 95). In questo servizio educativo, laici e salesiani fanno esperienza della dimensione contemplativa della loro fede, capace di scoprire l'azione dello Spirito nel cuore dei giovani (cfr.C.95).

Partecipe del cuore di Dio il discepolo di Don Bosco capisce meglio l'importanza e l'urgenza della propria vocazione: rendere presente ai giovani l'amore di Cristo.

Al seguito di Cristo, chi vive lo spirito di don Bosco è spinto dall'amore privilegiato per i piccoli ed i poveri e si dedica totalmente alla loro integrale educazione (Cfr CGS 91).

Lavorare per i giovani, specialmente i più poveri, è pertanto la carta di identità della vocazione salesiana, l'elemento più coinvolgente del nostro carisma, il punto di partenza per un itinerario di maggiore e pi profonda condivisione dello spirito salesiano e del Sistema Preventivo.

[II.37] Promuovere la spiritualità salesiana

Per realizzare questo vocazione, salesiani SDB e laici aprono un dialogo cordiale con tutti gli uomini di buona volontà che vogliono migliorare la situazione dei giovani, specialmente più poveri, nel mondo di oggi. Seguendo l'esempio di Don Bosco, essi scelgono per s e propongono agli altri la caritˆ come mezzo e metodo fondamentale di questa missione. In questo lavoro potenziano valori importanti della spiritualità salesiana come la generosità, la solidarietà, la semplicità, la gratitudine, la fedeltà, la gioia e l'ottimismo anche nell'ora della croce, esprimendo così la dimensione pasquale della vita cristiana.

2.2. Spiritualità della relazione: spirito di famiglia

[II.38]Don Bosco uomo di relazione

Il primo dono che don Bosco fa ai suoi è quello di una relazione umana serena ed accogliente. La padronanza di sé gli permette di donarsi con straordinaria efficacia e di dare, gradualmente, alla propria relazione un contenuto pastorale e sacramentale.

La qualità dell'incontro educativo sta in cima ai suoi pensieri. "Tutti quelli con cui parli diventino tuoi amici", suggerisce (MB, X, 1039), ed "essere amico di don Bosco" significa tutto a Valdocco: impegno spirituale, felicità interiore, collaborazione educativa, gioia di famiglia. E' sua convinzione che lo spirito salesiano "deve animare e guidare le nostre azioni ed ogni nostro discorso". Lo dice con forza nelle lettere a don Cagliero e a don Costamagna dell'agosto 1885: "Il sistema preventivo sia proprio di noi" "Carità, pazienza, dolcezza... Ciò valga per i salesiani fra loro, fra gli allievi, ed altri, esterni od interni". "Studia di farti amare", mormora a don Rua, lasciandogli quasi un testamento ed indicandogli il segreto dell'arte del Buon Pastore. Don Bosco consegna, dunque, al termine della vita, come una convinzione profonda ed una preziosa ereditˆ, l'intuizione raccolta nel sogno dei 9 anni. E, nel prediligere le "virt relazionali" - come cardini del dialogo educativo e della collaborazione operativa - don Bosco si dimostra eccellente discepolo di San Francesco di Sales.

[II.39] Un bisogno degli uomini d'oggi

Oggi si lamenta una diffusa perdita della relazione e la solitudine fa più paura della morte, specie ai giovani ed agli anziani. Le scienze umane descrivono l'uomo come un essere di relazione. Già a partire dal grembo materno, egli è impastato di relazioni. Una relazione positiva lo costruisce e lo fa felice, una relazione negativa lo deprime e lo può distruggere. In ogni caso, la relazione sta al cuore di ogni approccio educativo, di ogni sforzo di collaborazione, della serenità familiare come dell'efficacia di una comunitˆ educativa pastorale. "Bisogna farsi fratelli degli uomini nell'atto stesso che vogliamo essere loro pastori, padri e maestri. Il clima del dialogo  l'amicizia, anzi il servizio." (Paolo VI, Ecclesiam suam, n. ).

[II.40] La risposta salesiana: la carità pastorale

L'ascolto dei laici e dei giovani ci fa convinti che c'è grande voglia di rapporto. E che ci sono in Congregazione numerose esperienze che fondano la speranza di poter crescere in tale direzione, esprimendo in pienezza - insieme ai laici e primariamente nei loro confronti - le ricchezze dell'amorevolezza salesiana e dello spirito di famiglia che ne deriva.

Essa può rischiare di essere degradata a puro strumento tecnico, captativo e manipolatore della personalità dell'altro, sia giovane che adulto. Per questo va riempita di caritˆ pastorale fino ad essere trasformata in espressione di autentica spiritualitˆ relazionale. Ne  frutto e segno quella castitˆ serena, cos" cara a don Bosco, che regge l'equilibrio affettivo e la fedeltˆ oblativa. Cos" rinvigorita e purificata, la relazione educativa si esprime nell'incontro personale, costruisce un ambiente formativo stimolante, incoraggia al cammino di gruppo, accompagna la maturazione vocazionale.

2.3. Impegno nella Chiesa per il mondo

[II.41] La forza del "da mihi animas" e la Nuova Evangelizzazione

Il "da mihi animas" riempie la vita di quanti si ispirano a don Bosco segnando il rapporto con Dio, le relazioni con i fratelli, l'intervento nella storia per un personale contributo. Interessa la contemplazione non meno che l'azione, la volontà di fare il bene e l'impegno a ricercarne i mezzi necessari.

Come salesiani esprimiamo il significato della nostra esistenza nell'ardore della carità pastorale.

Ai nostri giorni si percepisce una crisi culturale di proporzioni insospettate, la sfida gigantesca per una Nuova Evangelizzazione. Cuore della risposta  l'inculturazione del Vangelo: essa diventa un'esigenza pressante per la Chiesa; in essa SDB e laici sono chiamati a prendere sempre pi coscienza dell'ambito in cui devono operare: la cultura e l'educazione.

[II.42] La sfida della cultura contemporanea

Oggi si assiste a un'accresciuta sensibilità sociale, civile e politica. Essa impegna quanti si ispirano a don Bosco ad avere la sua stessa attenzione ai movimenti e ai cambi culturali. La politica del Pater noster diventa cos" progettazione di una societˆ rinnovata attraverso il lavoro svolto con competenza e coscienza, l'elevazione culturale e la fede gioiosa, per fare di tutti gli uomini figli uguali dello stesso Padre.

In questo compito la coscienza rinnovata del laicato riporta in primo piano la responsabilità di tutti gli uomini di buona volontà. Si impongono alcune urgenze: la famiglia come "santuario della vita", il rispetto per la dignità della persona e i suoi diritti, la diffusione di una cultura della solidarietˆ e della pace, la promozione umana che porta a condizioni di vita pi giuste, la difesa dell'equilibrio ecologico. Va riproposto e sostenuto l'inserimento nella politica diretta, vissuto con spirito di servizio, per far crescere la giustizia e la fraternità, riportando l'attenzione sui più poveri e sugli ultimi.

[Cfr CfL n...]

[II.43] Insieme verso un rinnovato impegno apostolico

Il discernimento delle culture come realtà umana da evangelizzare esige un nuovo tipo di collaborazione fra tutti i responsabili dell'opera di evangelizzazione. Salesiani e laici cristiani sono chiamati a mettere in azione la forza ricevuta nel battesimo: la fede; ad affidarsi a Dio con atteggiamenti di certezza: la speranza; e a porre come segno distintivo dell'appartenenza a Lui la disponibilità verso tutti: la carità.

Siamo impegnati a far sì che la fede annunciata, vissuta e celebrata in pienezza, arrivi a farsi cultura: i valori culturali autentici, vagliati ed assunti alla luce della fede, sono necessari per l'incarnazione nella stessa cultura del messaggio evangelico. Per adempiere questo compito la CEP "diventa esperienza di comunione e luogo di grazia, dove il progetto pedagogico contribuisce ad unire in sintesi armonica il divino e l'umano, il Vangelo e la cultura, la fede e la vita" (VC 96).

In questo orizzonte nuovo, ispirato dalla Parola di Dio e dalla dottrina sociale della Chiesa, si può portare avanti la novità evangelica che pone al centro la salvezza della persona, il servizio, l'orientamento verso il Regno. Per i salesiani  un invito ad approfondire la loro radicalitˆ nella "sequela Christi" e per i laici a progredire nella sintesi tra l'accoglienza del Vangelo e l'azione concreta.

Il programma di vita condensato nelle beatitudini che presentano i valori del Regno e del Padre Nostro possono essere proposti anche a coloro che appartengono ad altre religioni.

[No]

2.4. Spiritualità del quotidiano e del lavoro

[II.44] La vita ordinaria luogo di incontro con Dio

Don Bosco proponeva ai suoi primi collaboratori, così come ai giovani dell'oratorio, una maniera per vivere in profondità il vangelo, senza staccarsi dalla vita: vivere la vita quotidiana alla presenza di Dio.

La vita di ogni giorno costituiva così per Don Bosco lo spazio naturale di perfezionamento di tutti gli uomini, il luogo di risposta alla vocazione umana e cristiana, e per noi Salesiani anche religiosa.

La intuizione del valore del quotidiano ci porta a valorizzare con i laici tutto il creato come dono di Dio: la vita, la natura, le cose materiali prodotte dall'uomo, i rapporti interpersonali.

Solidali con il mondo e con la sua storia (C 7), condividiamo con i laici le difficoltà e le gioie provenienti dal contesto sociale in cui siamo inseriti, cercando insieme di trovare in esse i segni della volontà di Dio. In un mondo frammentato e incapace di trovare un senso unitario della propria esistenza siamo portatori di un vangelo della vita.

[No]

[II.45] Il dono del lavoro e la professionalità

Don Bosco insegnava ai suoi giovani di impegnare il tempo in compiti utili alla vita personale o comunitaria in forma sana, educativa e creativa. Lui stesso fu esempio di una vita tutta dedita al lavoro e volle che i suoi salesiani si caratterizzassero per lo spirito di intraprendenza.

Guardando a questa esperienza, vediamo in Valdocco una vera scuola del lavoro: in essa si è sviluppata una pedagogia del dovere che educa a questa forma pratica di vivere la spiritualità.

Il lavoro, concepito come parte integrante del progetto di Dio su tutti gli uomini, ci porta a difendere la dignitˆ di ogni lavoro e dell'uomo come soggetto di esso. Questa consapevolezza valorizza lo sforzo congiunto e individuale dei Salesiani e dei laici per educare i giovani.

Da noi, e secondo le caratteristiche della nostra vocazione specifica, si esige professionalità, cioè la maggior perfezione possibile nel proprio lavoro. Ciò comporta di assumere volonterosamente la fatica, l'impegno costante e la formazione permanente richiesta. La disciplina e il senso del dovere con cui accogliamo ogni lavoro diventa per noi cammino di ascesi, misura concreta della nostra maturazione spirituale e cammino di santificazione (C. 2).

[No]

2.5. Il Sistema Preventivo: in permanente ascolto di Dio e dell'uomo

[II.46] Un approccio pedagogico continuamente rinnovato

"Non c'è dubbio che il fatto culturale primo e fondamentale è l'uomo spiritualmente maturo, cioè l'uomo pienamente educato, l'uomo capace di educare se stesso e di educare gli altri". Il rilievo di Giovanni Paolo II all'Unesco (1981) colloca la missione salesiana nel cuore della storia.

Il Sistema Preventivo mostra la sua permanente vitalità nel saper rispondere alle sfide più diverse. Nelle molteplici situazioni in cui si trova ad operare, esso abbisogna di continua ricomprensione. Questa urgenza intendeva indicare don Egidio Viganò, quando parlava di nuovo sistema preventivo.

Elemento essenziale di tale novità è la condivisione tra salesiani SDB, laici adulti e giovani di una prassi educativa pastorale sempre in dialogo con le acquisizioni delle scienze e con i diversi contesti in cui ci troviamo ad operare.

Don Bosco è convinto che "questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, religione e sopra l'amorevolezza" (MB XIII, 919). Siamo chiamati a guardare, in modo nuovo, ai tre fondamenti indicati da don Bosco.

[II.47] a) Ragione

Nel pensiero di Don Bosco ragione è sinonimo di ragionevalezza e persuasione, viste in opposizione a costrizione e imposizione. Essa aiuta a valutare tutte le cose con senso critico e a scoprire il valore autentico delle realtˆ terrene, rispettandone l'autonomia e la dignitˆ secolare. Abilita a scoprire e condividere il grande sforzo dell'uomo, nell'incessante e faticoso processo di personalizzazione e di socializzazione.

Più a fatti che a parole Don Bosco ci ha mostrato che, alla radice del suo sistema educativo, c'è un solido umanesimo ed un genuino apprezzamento delle realtà creaturali. Ciò fa del SP un sistema aperto, ricco di speranza nell'uomo, capace di fare i conti con le diverse situazioni culturali.

Ciò comporta una previa lettura della situazione ed una articolazione degli interventi educativi attraverso la elaborazione del PEPS. Si potrà così tracciare un cammino educativo equilibrato, evitando gli opposti rischi del "minimalismo" che ha paura di proporre, o del "massimalismo" che brucia le tappe ed impone pesi insopportabili.

[II.48] b) Religione

La religione, intesa come fede accolta e corrisposta, rappresenta il punto di incrocio fra il Mistero di Dio e il mistero dell'uomo, legato alla fragilitˆ della sua storia e della sua cultura, ma anche sollecitato dalla sicura chiamata di Dio. La coscienza di una tale realtˆ ci invita ad imitare la pazienza di Dio, incontrando giovani e laici "al punto in cui si trova la loro libertà"(C.38).

Se da una parte dobbiamo riconoscere che la terra di missione si è estesa ad ogni parte del mondo, dall'altra dobbiamo essere pronti ad imboccare cammini di educazione alla fede mirati e graduali.

Nei contesti cristiani è ancora possibile realizzare il SP con una certa pienezza ed aiutare fedeli laici adulti e giovani a scoprire il Volto di Ges. L'ascolto e l'annuncio della Parola, la celebrazione dei sacramenti e specialmente dell'Eucaristia e delle Penitenza, l'impegno della carità e della testimonianza, la felicità di vivere sotto lo sguardo di un Padre amoroso sono ancora mete educative possibili e da proporre senza troppe timidezze, all'interno di un atteggiamento serenamente ecumenico (cfr CG23, 68-71).

Nei contesti secolarizzati, dove la cultura sembra muta ed incapace di parlare del Padre di Ges Cristo, occorrerˆ educare le invocazioni di trascendenza e le grandi domande di senso poste dalla vita e dalla morte, dal dolore e dall'amore, senza nascondere il raggio di luce che a noi viene dalla nostra fede (Cfr. CG23, 76.77.83).

Nei contesti delle grandi religioni monoteistiche e di quelle tradizionali, il primo dialogo educativo sarà coi laici piu' vicini per riconoscere insieme a loro la grazia presente in esse, incoraggiare il desiderio di preghiera e valorizzare i frammenti di Vangelo e di sapienza educativa presenti nella cultura, nella vita, nella esperienza dei giovani (Cfr CG23, 72-74, 86).

Spesso ci troviamo ad operare con giovani e laici, con uomini e donne di buona volontà che non manifestano una esplicita appartenenza religiosa. Allora il SP ci muove a ricercare ed accogliere la scintilla di verità deposta nel cuore d'ognuno, a promuovere quel "dialogo delle opere" - specie "nella sollecitudine per la vita umana" e nella "promozione della dignità della donna"- "che prepara la via ad una condivisione più profonda" (VC 102).

[II.49] c) Amorevolezza

Essa si esprime come accoglienza incondizionata, rapporto costruttivo e propositivo, condivisione di gioie e di dolori, capacità di tradurre in "segni" l'amore educativo.

Oltre che invitare il singolo educatore ad una presenza cordiale e fedele tra i giovani, impegna anche la comunità perché crei un autentico spirito di famiglia.

Esprime anche quella carità pastorale che promuove nuova cultura educativa "offrendo uno specifico contributo alle iniziative degli altri educatori ed educatrici" (VC 96). Insieme ai laici, che si ispirano a don Bosco, abbiamo un dovere esplicito di cercare le vie ed i modi migliori per trapiantare la genialità educativa di don Bosco nella vita pubblica, nel mondo della cultura, della politica, della vita sociale. Essa potrà allora dare vita a quella nuova educazione, che apre la strada alla nuova evangelizzazione.

Con speciale attenzione occorrerà studiare strategie per consegnare il sistema preventivo alle famiglie, aiutandole a illuminare le aspirazioni e i problemi di oggi, a creare un ambiente di allegria, dialogo e solidarietˆ, trasformandole cos" in autentiche "chiese domestiche".