CAPITOLO SECONDO: IRRADIAZIONE DEL CARISMA[II.15] "O Dio, con i nostri orecchi abbiamo udito, i nostri Padri ci hanno raccontato l'opera che hai compiuto ai loro giorni, nei tempi antichi" (Salmo 43). Meditando - a centocinquantanni dalla fondazione di Valdocco - sulla storia salesiana, riconosciamo che il Signore ha voluto, attraverso la mediazione di Maria, chiamare Don Bosco a prendersi cura della "gioventu' povera, abbandonata, pericolante" (C.26). E lo volle non da solo, ma come Padre di una grande famiglia e guida di un popolo di giovani. Per questo la "sua" storia e' anche "nostra" storia. Ogni volta che la narriamo, cresce in noi la gioia e la convinzione che quella di don Bosco e' stata davvero "una vita "toccata" dalla mano di Cristo, raggiunta dalla sua voce, sorretta dalla sua grazia" (VC 40). Col carisma degli inizi siamo chiamati a confrontarci ogni volta che vogliamo fare un passo avanti nella giusta direzione. Guardando a Don Bosco si illumina la nostra capacità di discernimento e aumenta il desiderio di dire ai laici la parola che egli rivolgeva al giovane Michele Rua: "Noi due faremo a metà". 1. Alle origini[II.16] Adolescenza e giovinezza di Don Bosco Don Bosco si rivela fin da ragazzo grande comunicatore e animatore capace di
coinvolgere e di creare gruppi ed associazioni, facendo intelligentemente appello alle
energie di tutti. A Chieri, stimato dai suoi compagni come capitano di una piccola
schiera, fonda la Società dell'Allegria e, durante le vacanze, esporta il brevetto,
fondando anche a Morialdo un'altra società con lo stesso nome. [II.17] Le esperienze a Valdocco Con uguale determinazione, il giovane prete diocesano fa lo stesso con il gruppo di collaboratori dell'Oratorio di San Francesco di Sales. Suscita ovunque condivisione e corresponsabilit da parte di ecclesiastici, laici, uomini e donne. Lo aiutano a fare catechismo, scuola, assistere in chiesa, guidare i giovani nelle preghiere, prepararli a ricevere la prima comunione e la cresima, a mantenere l'ordine, ad assistere in cortile giocando con i ragazzi, a sistemare i più bisognosi collocandoli presso qualche onesto padrone. Nel contempo, Don Bosco si prende a cuore la loro vita spirituale, con incontri
personali, conferenze, e attraverso la direzione spirituale e l'amministrazione dei
sacramenti. [II.18] Nell'apostolato, i collaboratori privilegiati sono i giovani che da tempo vivono con lui e con lui condividono il servizio del prossimo, nei più abbandonati. I più attaccati a Don Bosco lo eserciteranno tra i loro coetanei mediante le varie Compagnie: Immacolata Concezione, SSmo. Sacramento, San Luigi, San Giuseppe. Tutti seguono l'esempio di don Bosco; egli addita il modello di dedizione apostolica e di amorevolezza che è San Francesco di Sales, patrono principale dell'Oratorio. Tali esempi trascinano i giovani fino ad atti di vero eroismo. Con alcuni di essi nasce, il 18 dicembre 1859, la Società di San Francesco di Sales. E' una comunità religiosa che, già nei primi anni, si mostra aperta ai valori del mondo, assumendo in se stessa una dimensione secolare, che viene manifestata in maniera specifica dalla presenza di salesiani laici. La presenza dei salesiani coadiutori ha aiutato a vincolare la comunità salesiana con la società civile, in specie con il mondo del lavoro. Don Bosco non manca di far tesoro anche dei consigli di Urbano Rattazzi, ministro
liberale e responsabile di leggi ostili alla Chiesa, che, tuttavia, gli indica la strada
politicamente corretta per fondare una nuova società religiosa, i cui membri conservino
tutti i diritti civili. [II.19] Già dalle prime stesure delle Costituzioni, Don Bosco prevede di avere dei salesiani che, vivendo nel secolo, possano appartenere alla Società Salesiana, senza la professione dei tre voti, ma procurando di mettere in pratica quella parte del Regolamento che e' compatibile con la loro eta' e condizione. Non potendo pero' mantenere questo suo progetto nelle Costituzioni, per le difficolta' giuridiche del tempo, il Santo fonda la Pia Unione dei Cooperatori. I suoi Regolamenti sono approvati il 24 giugno 1876. Nello stesso tempo, accogliendo l'iniziativa di Carlo Gastini, Don Bosco fonda l'Associazione degli Ex-Allievi, che partecipano alla missione salesiana nella società civile, mettendo a frutto l'educazione ricevuta. Ancor prima aveva fondato l'Arciconfraternita dei Devoti di Maria Ausiliatrice (oggi
ADMA), eretta il 5 Aprile 1870, con Breve del Papa Pio IX. [II.20]La collaborazione femminile Nonostante l'atteggiamento di riservatezza e distacco dal mondo femminile, che don Bosco condivide col clero dell'epoca, egli sviluppa uno stile di delicata e semplice cordialità verso le donne, con cui viene a contatto. La loro presenza è essenziale per la vita dell' Oratorio. C'è mamma Margherita, prima cooperatrice e mamma dell'Oratorio, con cui Don Bosco condivide il governo della casa. Ci sara' piu' tardi la mamma di don Rua e di Michele Magone. Altre donne collaborano con Don Bosco. Egli ha un rapporto profondo di grande e limpido affetto. Offrono la loro personale
collaborazione nelle attività domestiche, lo assistono economicamente, gli spianano le
vie di accesso agli uffici governativi. La prospettiva, offertagli dalla Marchesa di Barolo di lavorare per le ragazze più
povere, diviene successivamente scelta di vita per le Figlie di Maria Ausiliatrice. Dopo
l'incontro con don Pestarino e col gruppo delle giovani di Mornese, guidate da Maria
Domenica Mazzarello, Don Bosco scorge la possibilita' di realizzare, a beneficio delle
ragazze, cio' che da tempo aveva in progetto. Egli è felice di riconoscere il Progetto di
Dio, che con un unico disegno di grazia, aveva suscitato la stessa esperienza di carità
apostolica nella Santa, coinvolgendola in modo singolare nella fondazione dell'Istituto
(Cfr Cost FMA, 2). [II.21] Patrimonio comune C'è indubbiamente, attorno a Don Bosco, un vasto movimento di persone e di gruppi, di giovani, di uomini e donne, appartenenti alle più diverse condizioni di vita, i quali condividono con lui alcuni elementi che diventano riferimento autorevole: una spiritualit modellata su quella di San Francesco di Sales; una missione ben definita: la salvezza della giovent specialmente povera ed abbandonata; un progetto dinamico di educazione e di evangelizzazione: il Sistema Preventivo (Don Bosco tentò anche di scrivere un Sistema Preventivo adatto ai laici); un ambiente in cui gli apporti originali di ciascuno si fondono nella comune finalità: l'Oratorio, caratterizzato da un clima e da uno stile tipico, chiamato spirito di famiglia, dove ciascuno si sentiva accolto, valorizzato, aiutato a dare e a ricevere. Fin dall'inizio, Valdocco è casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita e cortile per incontrarsi da amici e vivere in allegria (Cfr cost. 40). Don Bosco va avanti, non senza tensioni, allargando le frontiere della missione per i giovani poveri ed abbandonati, con l'apertura di nuove opere dentro e fuori i confini dell' Italia. A cominciare dal 1875, organizza le spedizioni missionarie in America Latina, che si susseguono negli anni. I suoi sogni famosi sono quasi l'esplicitazione figurata del vasto universo che egli
vagheggia per la sua missione: tutte le terre abitate, da Valparaiso fino a Pechino,
passando per l'Africa. |