CAPITOLO TERZO: PROSPETTIVE[I.54] Dal contesto del mondo d'oggi, della Chiesa e della situazione del rapporto SDB-Laici sorgono alcune prospettive che chiedono un fondamento dottrinale per orientare la nostra azione, come significative aperture verso un futuro di novità e fecondità carismatica. 1. Allargare il coinvolgimento nello spirito e nella missione[I.55] La missione chiede oggi la convocazione di tutte le forze della Famiglia Salesiana, del vasto movimento di persone che si muovono attorno a Don Bosco, per affrontare strategicamente l'attuale momento socioculturale e religioso, di valenza pluriforme, attraverso un servizio adeguato, nel contesto della comunità civile locale e della chiesa particolare: luoghi ordinari dell'azione educativa. La relazione salesiani SDB-Laici fa crescere il salesiano come segno profetico della novità del Regno: la sua consacrazione testimonia il primato di Dio, l'amore di Dio nel cuore dell'uomo e nella storia. Il rapporto salesiani SDB-Laici promuove nel salesiano un cambio di mentalità e lo apre ad un nuovo stile di comunione e di condivisione. I laici esprimono nei confronti dei salesiani SDB il desiderio di sentirli più vicini, più solleciti nell'animazione e coordinamento, più partecipi al loro accompagnamento. Gli stessi giovani premono perché il salesiano li introduca ai problemi della vita e li apra al territorio e alla Chiesa locale, li coinvolga alla missione con spazi di corresponsabilità. Anche la presenza della donna aiuta i salesiani SDB ad interpretare non solo l'universo femminile ma quanto concerne l'educazione. L'educazione che trova come educatori l'uomo e la donna aiuta il ragazzo e la ragazza a scoprire la propria identità, ad accettare come arricchente la propria specificità da offrire come dono nella reciprocità. Gli stessi confratelli giovani sarebbero più aiutati se dalla formazione iniziale fossero avviati ad esperienze di collaborazione con i laici sia sul piano pratico, sia sul terreno dell'elaborazione del PEPS. Fin dai primi anni della loro formazione va curato in loro un atteggiamento sereno e maturo nei confronti della femminilità. 2. Incoraggiare uno stile nuovo di comunicazione e di corresponsabilità[I.56] Lo stare insieme in alcuni momenti qualificati, dare più spazio all'incontro e alla condivisione vivifica lo spirito di famiglia, favorisce la reciprocità, intensifica la collaborazione. Si impone uno stile nuovo di comunicazione se si vuol essere efficaci a fronte di sfide complesse quali l'inculturazione, i nuovi contesti e la condizione giovanile. L'apertura al dialogo, al nuovo, alla ricchezza e ai doni dei nostri collaboratori accrescerà la capacità di dare nuove risposte. Questo stile nuovo abilita il laico ad assumersi responsabilità vere nei confronti della missione. L'impegno determina per qualcuno, soprattutto fra i giovani, discernimento vocazionale e l'opzione per una vita di consacrazione. Il salesiano invece prende coscienza di essere segno del primato di Dio nella vita, profezia del Regno, testimone di comunione, operatore di salvezza in mezzo ai giovani e guida di vita spirituale. Già Don Viganò, convocando il CG24 ci ammoniva: "Affrontare il tema dei laici significa parlare alla comunità salesiana di se stessa, della riformulazione dei suoi servizi ed impegni, del suo modo di essere e di operare... La testimonianza di fedeltà al dono di Dio ricevuto ed espresso da parte di una comunità più attenta alle esigenze e alla corresponsabilità dei laici impegna sul versante dell'identità: il primato della spiritualità" (ACG 350 pp 22-23). 3. Promuovere un cammino di formazione comune[I.57] Missione, inculturazione, dialogo, comunicazione esigono un nuovo stile di formazione per affrontare il contesto circostante, per rispondere ai giovani e per essere corresponsabili con i laici nella missione. I laici, come prima instanza, chiedono l'elaborazione di un piano di formazione per la loro preparazione spirituale e carismatica. In seconda instanza avvertono che la formazione alla comunione e alla partecipazione va fatta insieme. Insieme va affrontata la mutata condizione giovanile. Insieme ci si rivolge ai vasti contesti plurireligiosi e pluriculturali. Insieme si vive la fecondità della CEP e l'efficacia del PEPS. Insieme si trovano spazi nuovi quali il volontariato o altre esperienze significative. Cresce anche la convinzione che il campo di impegno quotidiano è luogo di autentica crescita: la rete di rapporti messi in atto da una CEP viva e operante è luogo di intensa formazione permanente e tocca gli aspetti umani, pedagogici e salesiani. Questi rapporti veicolano messaggi, abilitano a nuovi linguaggi, favoriscono un ascolto più attento del mondo e della cultura giovanile, specialmente quando la CEP promuove il protagonismo giovanile. [I.58] Sensibili alle provocazioni che giungono dal nostro mondo, in specie quello dei giovani, alla luce dei doni di Dio e della vocazione cui siamo chiamati, siamo consapevoli dei nostri limiti e per questo invochiamo: ================ Con umile cuore confessiamo o Padre: l'incapacità a cogliere le sfide del mondo giovanile e la fragilità d'una fede che non osa sperare; l'affievolirsi d'una passione che non porta a cercar vie nuove e i tanti timori che fanno da ostacolo al reciproco scambio dei doni le nostre stanchezze e le omissioni e ogni altra nostra povertà. Ma con serena fiducia celebrando la potenza della tua Grazia osiamo invocare: fede matura amore per i giovani audacia apostolica rinnovata creatività ottimismo salesiano volontà di comunione paziente carità! |